24 Sep 2021

31. POESÍA ITALIANA. DONATELLA BISUTTI

-17 Oct 2020

 

ANNIVERSARIO DEI MORTI

 

Tu che con braccia severe

mi allontanavi

e mi atterrivi con storie di fantasmi

ora t’affacci timida da sopra il muro

per timore di essere scacciata.

Nevica

e i tuoi piedi freddi in una

vaga foschia lasciano impronte.

Inconsolata mi tendi

la mano, ché la speranza è anche dei morti.

Così madre bambina percorri i viali

tu che dominavi, incerta,

finalmente un sorriso

sulla chiusa falce delle labbra.

Ma nevica e la giornata

volge alla sua fine – nemmeno questa volta

apportando il perdono

o l’oblio.

 

ANIVERSARIO DE LOS DIFUNTOS

 

Tú que con brazos severos

me alejabas

y me aterrorizabas con historias de fantasmas

ahora te asomas tímida por encima del muro

por miedo de que te echen.

Nieva

y tus pies fríos en una

vaga calima dejan huellas.

Desconsolada me tiendes

la mano, pues la esperanza es también de los muertos.

Así madre niña recorres los paseos

tú que dominabas, incierta,

por fin una sonrisa

en la cerrada guadaña de los labios.

Pero nieva y el día

está acabando –ni siquiera esta vez

trayendo el perdón

o el olvido.

 

 

I MORTI UCCIDILI DI NUOVO

strappali come male erbe

da dove stanno sospesi

e ci minacciano –

nel tempo sospesi come

vessilli spezzati

i morti ridenti

i morti dai denti lucenti

ci incalzano a nostra volta a morire

così i morti seppelliscono i morti.

Ma tu amore perdonali

e perdonando infilza il coltello

nelle loro gole di vento

strappa loro un grido

come le sirene notturne strappano gridi alla nebbia

e poi strappati gli occhi

guarda finalmente senz’occhi.

 

 

A LOS MUERTOS, MÁTALOS DE NUEVO

arráncalos como las malas hierbas

desde donde están colgados

y nos amenazan–

en el tiempo colgados como

estandartes rotos

los muertos risueños

los muertos con los dientes relucientes

nos empujan igualmente a morir

así los muertos entierran a los muertos.

Pero tú amor, perdónalos

y perdonando hunde el cuchillo

en sus gargantas de viento

arráncales un grito

como las sirenas nocturnas le arrancan gritos a la niebla

y después de arrancarles los ojos

mira por fin sin ojos.

 

 

SU UN QUADRO DI NOLDE AL MUSEO DI COPENHAGEN

 

L’avvampare del rosso e del giallo:

con selvaggia delizia

l’Orco divora i suoi bambini

amando sé nella carne e nel sangue.

La bellezza è forse una

più intensa voracità

al centro della vita?

 

Intorno a lava incandescente

gli smorti colori della cenere.

 

Quando l’occhio

cessa di essere abbagliato

allora scopre le viole – dopo

soltanto dopo.

Schive e affollate –

una corona alla luce.

Cancellano l’aggressività delle corolle.

Silenziosamente trasformano la sconfitta in vittoria,

nude e luminose di buio.

 

Ora non vedi che queste. Le sole

a muoversi: il movimento

percorre il quadro. Non più una tela cosparsa di colore,

ma una pagina che si sfoglia.

Alcune sono aperte, altre si inclinano,

altre ancora si chiudono

al vento che le investe.

 

Sono l’ombra dei fiori luminosi,

diverse dall’offerta della vita:

piuttosto, ciò che essa sottrae,

il velato splendore

– i loro gambi, lacci.

 

Vivono una straordinaria animazione:

curiose, tumultuose, si muovono

in diverse direzioni.

Fuggono quella pennellata grigia:

il turbine che sopravviene,

soggette al vento, quindi

capaci di servirsene,

di sottrarsi

alle insidie dei cervi e delle lepri.

 

Poi noti il loro centro giallo

un astro minuscolo nel buio:

la luce è il seme.

 

Solo alla fine scopri che le margherite

nella gloria apparente del loro rosso e giallo

arretrano.

 

Ammassate contro il vaso lanciano

grida di terrore e i petali sono braccia

levate a proteggere i volti

paonazzi di polline, teste

che saranno tagliate.

 

Ti accorgi che

anche le viole sono piegate e vinte,

si stanno reclinando nel vaso,

muoiono.

 

 

SOBRE UN CUADRO DE NOLDE EN EL MUSEO DE COPENHAGUE

 

El flamear del rojo y el amarillo:

con salvaje delicia

el Ogro devora a sus niños

amándose a sí en la carne y la sangre.

¿La belleza es quizá una

más intensa voracidad

en el centro de la vida?

 

Alrededor de la lava incandescente

los apagados colores de la ceniza.

 

Cuando el ojo

deja de estar deslumbrado

entonces descubre las violetas ‒después

solamente después.

Esquivas y apretadas‒

una corona a la luz.

Borran la agresividad de las corolas.

Silenciosamente transforman la derrota en victoria,

desnudas y luminosas de oscuridad.

 

Ahora no ves sino éstas. Las únicas

que se mueven: el movimiento

recorre el cuadro. No ya un lienzo salpicado de colores,

sino una página que se hojea.

Algunas están abiertas, otras se inclinan,

las demás se cierran

al viento que las asalta.

 

Son la sombra de flores luminosas,

distintas de la ofrenda de la vida:

más bien, lo que ella sustrae,

el resplandor velado

‒sus tallos, sus lazos.

 

Viven una extraordinaria animación:

curiosas, turbulentas, se mueven

en diversas direcciones.

Huyen aquella pincelada gris:

el torbellino que sobreviene,

sujetas al viento, por lo tanto

capaces de servirse de él,

de sustraerse

a las insidias de los ciervos y las liebres.

 

Luego notas su centro amarillo

un astro minúsculo en la oscuridad:

la luz es la semilla.

 

Sólo al final descubres que las margaritas

en la gloria aparente de su rojo y amarillo

retroceden.

 

Amontonadas contra el tiesto lanzan

gritos de terror y los pétalos son brazos

levantados para proteger los rostros

cárdenos de polen, cabezas

que serán cortadas.

 

Te das cuenta de que

también las violetas están dobladas  y vencidas,

se están reclinando en el tiesto,

mueren.

 

 

PERSEFONE

 

Mi conoscevi già.

                            Io sono quella

che già una volta ti ha amato

quella che tu hai rifiutato dicendo

mentre mi stringevi fino a soffocarmi:

in verità io non ti amo

questo non è amore ma un’illusione

che non riguarda la mia vita

dicendo mentre la tua saliva mi addolciva il seno

mentre allattavo la tua bocca al mio seno.

 

Mi conoscevi già.

                            Io ritorno

nella luce azzurra che ti ferisce

gli occhi.

Porti gli occhiali scuri

mentre io mi tuffo fra le onde verdi

e ti tieni lontano dal mare

vestito di un abito di lino blu –

 

Mi conoscevi già.

                            E subito mi hai

riconosciuto dietro il mio

travestimento.

 

Ti conoscevo già.

Mi hai spogliato con dita esperte

della buccia di morbida peluria, subito segnata

dalla pressione calda del tuo polpastrello

per poi posarmi dopo un morso

accendere una sigaretta, spegnerla nel piatto

fra i residui del cibo

voltarti e allontanarti con il passo

leggero dei fantasmi.

 

 

PERSÉFONE

 

Me conocías ya.

                       Yo soy aquélla

que ya te amé una vez

la que tú rechazaste diciendo

mientras me apretabas hasta ahogarme:

en verdad, yo no te amo

esto no es amor sino una ilusión

que no afecta a mi vida

diciendo mientras tu saliva me endulzaba el seno

mientras amamantaba a tu boca en mi seno.

 

Me conocías ya.

                        Yo vuelvo

en la luz azul que te hiere

los ojos.

Llevas las gafas oscuras

mientras yo me zambullo en las olas verdes

y te quedas lejos del mar

vestido con un traje de lino azul–

 

Me conocías ya.

                        Y enseguida me has

reconocido detrás de mi

disfraz.

 

Te conocía ya.

Me has desnudado con dedos expertos

de la cáscara de mórbido vello, al instante marcada

por la presión cálida de tu yema

para luego dejarme tras una mordedura

encender un cigarrillo, apagarlo en el plato

entre los restos de la comida

volverte y alejarte con el paso

ligero de los fantasmas.

 

 

LO SGUARDO

 

Il gatto

apparve dal fondo del giardino

leccò un po’ dalla ciotola

poi sedette immobile

lo sguardo diritto fisso

le sue pupille nelle mie pupille

senza ringraziare né chiedere

solo guardare.

Ed io fui intera nelle sue pupille

interamente dentro quello sguardo

senza giudizio né attesa

quietamente fui.

 

 

LA MIRADA

 

El gato

apareció desde el fondo del jardín

lamió un poco en su cuenco

luego se sentó inmóvil

mirándome fijamente

sus pupilas en mis pupilas

sin agradecer ni pedir

sólo mirar.

Y yo estuve entera en sus pupilas

en aquella mirada enteramente

sin juicio ni espera

quietamente estuve.

 

 

ETERNITÀ

 

Tu sarai il coltello che affonda

nei bui interstizi del cielo.

Io sarò la tua notte silenciosa

affinché tu penetri

negli interstizi del silenzio e accenda

un alfabeto di faville.

 

Aperto dal coltello il frutto del cocco

gocciola il suo denso latte.

Una stessa luna racchiude falce e frutto,

ma guarda alla docilità del coltello.

 

Una stessa docilità accomuna

la lingua della mite candela che divora il buio

e la favilla che si affida.

È il cielo che si spoglia per la luna

o è nuda la luna per il cielo?

 

Albero della mia nave

la tua punta squassata infilza il vento.

Nell’oscurità del legno il fuoco sale

fino alla fredda luce quieta delle stelle.

 

Non ricomporrai il filo

delle perle che la notte ha sparso,

a quella sempiterna, a quella chiara

luce ordinando il cosmo.

L’inquieto sciame ogni notte divora

il madido frutto della luna.

 

Sii legna e taglialegna.

Dalla circoncisione del tronco

alto si leva lo sciame delle lettere.

Più vicino – per questo solo più ardente alfabeto

firmamento più effimero

di quello delle stelle.

 

                                                  Sola

eternità è la docilità che si consuma.

 

 

ETERNIDAD

 

Tú serás el cuchillo que ahonda

en los oscuros resquicios del cielo.

Yo seré tu noche silenciosa

para que penetres

en los resquicios del silencio y enciendas

un alfabeto de pavesas.

 

Abierto por el cuchillo el fruto del cocotero

gotea su densa leche.

Una misma luna encierra hoz y fruto,

pero mira a la docilidad del cuchillo.

 

Una misma docilidad une

la lengua de la mansa vela que devora la oscuridad

y la pavesa que se entrega.

¿Es el cielo que se desnuda para la luna

o está desnuda la luna para el cielo?

 

Árbol de mi nave

tu punta azotada traspasa el viento.

En la oscuridad de la madera el fuego sube

hasta la fría y quieta luz de las estrellas.

 

No recompondrás el hilo

de las perlas que la noche ha esparcido,

a aquella sempiterna, a aquella clara

luz ordenando el cosmos.

El inquieto enjambre cada noche devora

el sudoroso fruto de la luna.

 

Sé leña y leñador.

De la circuncisión del tronco

alto se alza el enjambre de las letras.

Más cercano –por eso sólo más ardiente alfabeto

firmamento  más efímero

que el de las estrellas.

 

                                                          Sola

eternidad es la docilidad que se consume.

 

 

ROSA ALCHEMICA

 

Il breve spazio dell’eterno

nel cuore della rosa

specchio di fiamma al sole

fuoco d’acqua che posa

con grazia sullo stelo.

 

 

ROSA ALQUÍMICA

 

El breve espacio de lo eterno

en el corazón de la rosa

espejo de llama al sol

fuego de agua que descansa

con gracia sobre el tallo.

 

 

EGLI VIENE

 

Qualcuno mi abita

che non sono io.

Qualcuno più grande

che non conosco

a cui devo far posto.

L’ho sempre respinto finora

perché non invadesse la mia vita.

Si è seduto per anni davanti alla porta

in quieta attesa.

Viene adesso che la morte è vicina.

Egli sa dov’è il cammino

e mi lascia da parte

come la foglia secca che rotola sull’asfalto

come la pelle abbandonata dal serpente

l’involucro della larva

la coda staccata della lucertola.

 

Io devo farmi da parte

raccogliere gli stracci delle mie paure

le gioie inconsapevoli

e i  piaceri gelosi golosi sottratti al tempo

tutte le notti trascorse

con gli occhi affissi nel delirio

di un cielo scintillante di troppe stelle.

 

Egli viene ora

e dietro alla sue spalle

c’è l’angelo con le ali di tempesta.

 

 

ÉL VIENE

 

Alguien me habita

que no soy yo.

Alguien más grande

que no conozco

a quien he de hacer sitio.

Lo he rechazado siempre hasta ahora

para que no invadiera mi vida.

Se ha sentado durante años delante de la puerta

en quieta espera.

Viene ahora que la muerte está cercana.

Él sabe dónde está el camino

y me deja a un lado

como la hoja seca que rueda por el asfalto

como la piel abandonada por la serpiente

la envoltura de la larva

la cola cortada de la lagartija.

 

Yo he de hacerme a un lado

recoger los trapos de mi miedo

los gozos inconscientes

y los placeres celosos golosos sustraídos al tiempo

todas las noches transcurridas

con los ojos fijos en el delirio

de un cielo centelleante de demasiadas estrellas.

 

Él viene ahora

y detrás de sus espaldas

está el ángel con las alas de tormenta.

 

Traducción de Emilio Coco

 

Donatella Bisutti, nacida en Milán en 1948, es poeta, ensayista y traductora de poetas, como Edmond Jabès, Bernard Noël, Louis Simpson y Jon Silkin. Ha publicado los siguientes libros de poemas: Inganno ottico (1985, Premio Internacional Eugenio Montale por el inédito, traducido al francés con el título Le leurre optique por Bernard Noël, 1988), Penetrali (1989), Violenza (1999), La nuit dans sa clôture de sang (traducido al francés por Jean-Jacques Boin y Bernard Noël, 2000), Piccolo bestiario fantastico (2002), Colui che viene (2005), Rosa alchemica (2011), Un amore con due braccia (2013) y Dal buio della terra (2015).  Ha preparado una antología de poesía para los niños, L’albero delle parole (1996). Es autora del ensayo La poesia salva la vita, un verdadero best seller publicado por Mondadori, y de los libros para la infancia L’Albero delle Parole, Le parole magiche y La Poesia è un orecchio, todos en la editorial Feltrinelli.  En 1997 apareció su novela Voglio avere gli occhi azzurri. Dirige la revista «Poesia e Spiritualità». La obra de Donatella Bisutti nos revela bajo la precisión de su mirada un mundo lleno de emoción. Un mundo en el que las oposiciones de contrarios, los reflejos especulares y la contraposición de vacío y sentimiento nos descubren la dimensión oculta y verdadera de las cosas.

 

Emilio Coco, nacido en San Marco in Lamis (Foggia, Italia, 1940), es hispanista, traductor y editor. Entre sus trabajos más recientes destacan: Antologia della poesia basca (1994), tres volúmenes de Teatro spagnolo contemporaneo (1998-2004), El fuego y las brasas. Poesía italiana contemporánea (2001), Los poetas vengan a los niños (2002), Poeti spagnoli contemporanei (2008), Jardines secretos (2008), La parola antica. Nove poeti indigeni messicani (2010), Dalla parola antica alla parola nuova. Ventidue poeti messicani d’oggi (2012), Trentaquattro poeti catalani per il XXI secolo (2014), Con il fuoco del sangue (Trentadue poeti colombiani) (2015), Vuela alta palabra (tres tomos, 2015), Il fiore della poesia latinoamericana (tres tomos, 2016), Una goccia di luce inafferrabile. Antologia della poesia cubana (en colaboración con Waldo Leyva, 2017)La poesía italiana del siglo XX (2017), Le grandi voci della poesia ecuatoriana (2018), Antologia della poesia honduregna (2019), Il paese degli specchi. Antologia della poesia boliviana d’oggi (2019) y Antología de la poesía costaricana (2020) además de algunas muestras de poesía argentina, nicaragüense y de la república dominicana. Ha traducido, entre otras, la obra de Jaime Siles, Luis García Montero, María Victoria Atencia, Juana Castro, Luis Alberto de Cuenca, Juan Manuel Roca, Marco Antonio Campos, Hugo Gutiérrez Vega, Ramón López Velarde, Víctor Rodríguez Núñez, Leopoldo Castilla, Jaime Sabines, Alí Chumacero y Santa Teresa de Ávila. Como poeta ha publicado: Profanazioni (1990), Le parole di sempre (1994), La memoria del vuelo (2002), Fingere la vita (2004), Contra desilusiones y tormentas (2007), Il tardo amore (2008, traducido al español, al gallego y al portugués, Premio Caput Gauri, 2008), Il dono della notte (2009, Premio Alessandro Ricci-Città di Garessio, Premio Città di Adelfia, Premio Metauro, Premio della Giuria «Alda Merini»), El don de la noche y otros poemas (2011), Ascoltami Signore (2012, traducido al español con el título Escúchame Señor), Las sílabas sonoras (2013), Mi chiamo Emilio Coco (2014), Es amor (2014), Las palabras que me escriben (2015), Vuelva pronto el verano (2017), Sé que ya no será como era antes (2020), Del dolor y la alegría (2020) y algunas plaquettes. Está traducido a una docena de lenguas. En 2003 el rey de España Juan Carlos I le otorgó la encomienda con placa de la orden civil de Alfonso X el Sabio. En 2014 fue «Poeta Homenajeado» en el Festival «Letras en la Mar» de Puerto Vallarta. En 2015 recibió el premio “Catullo” por su labor de difusión de la poesía italiana al extranjero. En 2016 le fue otorgado el premio “Ramón López Velarde”.

 



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